Etica e persona
L'Onu adotti le Linee volontarie sulla Terra
Oxfam chiede ai governi che partecipano al Comitato per la sicurezza alimentare mondiale (Csa) delle Nazioni unite di mostrare una chiara volontà politica di sconfiggere le cause della fame ed avviare azioni concrete. Oltre 13 milioni di persone sono a rischio in Corno d’Africa; i prezzi alimentari restano alti e volatili; quasi un miliardo di persone arriva senza cibo alla fine della giornata. La totale inadeguatezza delle attuali politiche contro la fame è provata dai fatti.
Il Comitato per la sicurezza alimentare, che si riunisce dal 17 al 22 ottobre è l’unico organismo in cui i governi, la società civile, le istituzioni internazionali e il settore privato possono formalmente negoziare e coordinare misure per garantire a tutti la sicurezza alimentare.
“Il Csa può inaugurare una nuova era della cooperazione in grado di assicurare cibo a sufficienza per l’umanità, oggi e in futuro. L’obiettivo è stabilire un sistema di regole multilaterali che dia ai governi la possibilità di agire insieme nell’interesse globale, risolvere i conflitti, allineare le politiche e allocare le risorse in modo razionale”, dichiara Barbara Stocking, direttore generale di Oxfam. “Risolvere il problema della fame è possibile: Vietnam e Brasile ci hanno indicato la strada. Serve ora l’impegno e il coraggio di tutti i governi affinché intraprendano azioni concrete per affrontare alla radice il problema della fame”.
Dal 2006 i prezzi alimentari internazionali sono raddoppiati in modo repentino. Dopo il picco della crisi alimentare del 2007/2008, sono scesi nella seconda metà del 2009 per poi aumentare di nuovo a metà del 2010, raggiungendo i massimi storici a febbraio 2011. “Si promuovono soluzioni tampone che non aiutano a risolvere una crisi alimentare di portata mondiale, men che meno l’emergenza in Corno d’Africa”, dichiara Elisa Bacciotti, portavoce di Oxfam Italia. “Ci avviamo verso una catastrofe umanitaria se le politiche continueranno ad essere quelle attuali, del tutto e insufficienti e inadeguate”.
Oxfam chiede al Csa di ridurre la volatilità dei prezzi alimentari attraverso tre misure urgenti. In primo luogo, l’abbandono delle politiche di sostegno ai bio-carburanti – che trasformano sempre più cibo in carburante; in secondo luogo, la regolamentazione dei mercati delle materie prime per frenare le eccessive speculazioni; infine, l’aumento delle riserve alimentari nei paesi poveri, affinché le loro popolazioni non subiscano le conseguenze di un innalzamento improvviso dei prezzi.
Oxfam chiede inoltre al Csa di promulgare le Linee Guida Volontarie sulla Terra, il primo strumento internazionale che può arginare il fenomeno incontrollato del land grabbing. Questo documento, che contiene numerose raccomandazioni positive - mettere al centro le comunità locali, riconoscere i diritti delle donne, la proprietà comune e i diritti consuetudinari sula terra – non è stato completato in tempo per la prevista adozione da parte del Csa. Il Csa deve quindi indicare la strada da seguire per la loro applicazione.
Per sconfiggere la fame è altrettanto fondamentale garantire uguale accesso alla terra alle donne, che in alcuni paesi poveri producono fino all’80% del cibo, e aumentare gli investimenti pubblici a favore dei piccoli agricoltori, a partire dall’impegno di stanziare i 22 miliardi di dollari a sostegno dell’agricoltura promessi al G8 dell’Aquila nel 2009.
Buttato un terzo del cibo prodotto nel mondo
Un terzo del cibo prodotto nel mondo viene sprecato, per un totale di 1,3 miliardi di tonnellate, equamente divisi tra paesi industrializzati (670 milioni di tonnellate) e quelli in via di sviluppo (630 milioni di tonnellate). Si tratta soprattutto di ortofrutta, radici e tuberi commestibili.
E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati Fao, in occasione della giornata mondiale dell’alimentazione, nel sottolineare l’importanza di intervenire per una piu’ attenta gestione e distribuzione della produzione agricola ed alimentare per combattere la povertà e la fame.
Il problema riguarda anche l’Italia dove a causa degli sprechi dal campo alla tavola viene perso cibo per oltre dieci milioni di tonnellate che - sottolinea la Coldiretti - equivale ad un valore annuale di ben 37 miliardi di euro in grado di garantire l’alimentazione a ben 44 milioni di persone, un numero superiore di cinque volte agli 8,3 milioni i cittadini nazionali che vivono in povertà secondo il Rapporto 2011 su povertà ed esclusione sociale in Italia della Caritas.
Una razionalizzazione della filiera alimentare con un taglio agli sprechi potrebbe contribuire in modo determinante a risollevare molte famiglie dalla povertà come dimostrano le numerose iniziative adottate negli ultimi anni. Si stima infatti- conclude la Coldiretti - che almeno quindici milioni di pasti saranno distribuiti gratuitamente nel 2011 dalla chiesa attraverso le diverse iniziative di solidarietà dei fedeli, per contribuire ad affrontare le nuove povertà nell’anno della crisi.
Missionario ucciso a Mindanao
Il prete italiano padre Fausto Tentorio è stato ucciso nella sua auto nella cittadina di Arakan, nel sud delle Filippine. Lo ha reso noto il portavoce della polizia, Agrimero Cruz, precisando che il prete è stato dichiarato morto nell'ospedale in cui era stato ricoverato d'urgenza. Tentorio si trovava nelle Filippine dal 1987, con l'Istituto Pontificio per le missioni estere.
Fausto Tentorio, che veniva chiamato dai suoi fedeli ''padre pops'', è stato colpito da tre proiettili mentre saliva in macchina, per dirigersi a Kidapawan City. Secondo quanto rendono noto i media locali, a sparare sono stati due uomini. Tentorio è il terzo religioso del Pime ucciso a Mindanao, il secondo nella diocesi di Kidapawan. Il suo lavoro di missionario consisteva nell'aiuto e sostegno delle tribù indigene dei Lumad.
”Non abbiamo parole, non riusciamo a spiegarci quanto successo. Padre Tentorio era molto amato dai suoi, forse troppo e questo probabilmente ha dato fastidio a qualcuno”. Questo quello che ha raccontato all’Ansa padre Giulio Mariani, missionario Pime, responsabile del centro missionario di Zamboanga, sede regionale del Pontificio istituto missioni estere. ”Al momento – ha detto al telefono padre Mariani – non abbiamo molte informazioni. Sappiamo che padre Tentorio aveva appena finito la messa e stava entrando nella sua auto quando è stato colpito. I fedeli che si trovavano nel convento hanno sentito gli spari e sono usciti subito, hanno visto un uomo con un casco scappare verso una moto. Loro stessi lo hanno portato all’ospedale più vicino, a 30 chilometri, dove hanno dichiarato la morte di padre Tentorio”.
Al via il forum dei cattolici
Con una "fumata bianca" benaugurale ancorché involontaria ha preso il via il seminario del Forum delle associazioni cattoliche che e' chiamato a discutere e a dare concrete indicazioni sul tema "La buona politica per il bene comune: i cattolici protagonisti della politica italiana". La fumata bianca si e' levata dal camino del convento francescano di Montesanto, alle porte di Todi, pochi minuti dopo la fine della Santa Messa celebrata nella chiesa interna al convento da monsignor Vincenzo Paglia, vescovo di Terni e presidente della Conferenza episcopale umbra. Poco dopo, ha fatto il suo ingresso nel grande salone del convento il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, salutato dagli applausi di tutti i partecipanti, circa una cinquantina, fra i quali i presidenti delle sette associazioni che compongono il Forum: Raffaele Bonanni per la Cisl, Andrea Olivero per le Acli, Bernhard Scholz per la Compagnia delle Opere, Sergio Marini per la Coldiretti, Giorgio Guerrini per la Confartigianato, Luigi Marino per la Confcooperative e Carlo Costalli per il Movimento cristiano lavoratori.
Gli interventi si articoleranno in tre sezioni, due mattutine e una pomeridiana, rigorosamente a porte chiuse, al termine delle quali vi sara' la conferenza stampa per illustrare i risultati e le conclusioni del seminario. La prolusione è affidata al cardinal Bagnasco mentre l'intervento conclusivo sarà del segretario generale della Cisl Bonanni.
Scarica il discorso di Bagnasco cliccando in alto a sinistra
Il sostegno a distanza batte la crisi
Eliminare la povertà estrema e la fame: questa è l’ambizione del primo Obiettivo di Sviluppo del Millennio. Il 2015 si avvicina ma, come ha certificato la stessa Banca mondiale, nel biennio 2010-2011 l’aumento dei costi degli alimenti ha spinto quasi 70 milioni di persone nella povertà estrema ed allontanato ulteriormente il traguardo. Oggi nel mondo più di 850 milioni di persone soffrono fame e malnutrizione e ogni 5 secondi un bambino perde la vita perché il suo organismo, vessato dalla mancanza di cibo adeguato alle sue esigenze nutrizionali, non è abbastanza forte da resistere alle malattie.
Questi dati ricalcano, invariati, lo scenario degli ultimi 10 anni e certificano che la fame nel mondo continua ad essere anche una conseguenza di scelte politiche sbagliate e fallimentari sia a livello di singoli Stati che a livello internazionale, con gravi responsabilità anche dell’Italia che si conferma fanalino di coda nell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo.
In controtendenza l’aiuto privato di milioni di cittadini attraverso il Sostegno a Distanza. Altri numeri certificano infatti che una valida risposta alla miseria e alla malnutrizione proviene dal Sostegno a Distanza, realizzato in Italia da 400 organizzazioni impegnate in 110 paesi nel mondo e praticato da oltre 1,5 milioni di privati cittadini. Nonostante la crisi internazionale, i numeri del SaD in Italia crescono.
Continuità e sussidiarietà: queste le parole chiave per comprendere il fenomeno SaD, perché esso si realizza attraverso progetti di cooperazione allo sviluppo, come intervento strutturale e non emergenziale sui territori dei PVS, con un ruolo primario per la popolazione dei beneficiari. In occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione ForumSaD, che coordina e rappresenta 88 associazioni italiane del settore coinvolte in 1600 progetti nel Sud del Mondo, ribadisce il suo impegno nella promozione e nella tutela del Sostegno a Distanza come prezioso strumento per la costruzione di capitale sociale per lo sviluppo, tanto nei paesi destinatari degli interventi quanto nei paesi donatori. L’obiettivo comune è l’affermazione, attraverso la lotta alla fame e alla miseria, di società in cui prevalgano i valori dell’equità, della tolleranza, della solidarietà e della partecipazione civile, tanto a Nord quanto a Sud del mondo.
Meno 20% di spreco, e la povertà sparirebbe
Riducendo di appena il 20 per cento gli sprechi di cibo degli italiani sarebbe possibile imbandire adeguatamente la tavola degli 8 milioni di poveri che fanno fatica a mettere insieme il pranzo con la cena. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare le anticipazioni del Rapporto 2011 su povertà ed esclusione sociale in Italia della Caritas dal quale emerge che sono 8,3 milioni i cittadini che vivono in povertà, pari al 13,8% della popolazione.
In Italia a causa degli sprechi dal campo alla tavola viene perso cibo per oltre dieci milioni di tonnellate che - sottolinea la Coldiretti - equivale ad un valore annuale di ben 37 miliardi di euro in grado di garantire l’alimentazione a ben 44 milioni di persone. Con il diminuire del livello di reddito aumenta notevolmente l’incidenza della spesa alimentare che - continua la Coldiretti - raggiunge il valore piu’ elevato proprio nelle famiglie piu’ povere per le quali rappresenta spesso la prima voce di spesa. Una razionalizzazione della filiera alimentare con un taglio agli sprechi potrebbe contribuire in modo determinante a risollevare molte famiglie dalla povertà come dimostrano - continua la Coldiretti - le numerose iniziative adottate negli ultimi anni. Si stima infatti- conclude la Coldiretti - che almeno quindici milioni di pasti saranno distribuiti gratuitamente nel 2011 dalla chiesa attraverso le diverse iniziative di solidarietà dei fedeli, per contribuire ad affrontare le nuove povertà nell’anno della crisi.
Dove sono gli indignados africani?
15 ottobre: il mondo si prepara a una rivoluzione globale al grido di “occupy”, occupiamo. Le piazze, le strade, le sedi degli istituti finanziari saranno invase da migliaia di giovani con tende e sacchi a pelo. Ma il movimento degli indignados si può davvero definire “globale”? Volontari per lo Sviluppo, l'organo di informazione della Focsiv, indaga sulla partecipazione del Sud del mondo, e in particolare dell'Africa, ad un movimento che finora sembra essere prerogativa dei giovani del Nord. Con un commento di Claire Ulrich di Global Voices.
di Donata Columbro, Volontari per lo Sviluppo
Il movimento globale unito dalla voglia di cambiare il mondo al grido di #globalchange! è molto organizzato in rete. C'è un video che circola su YouTube e sui social network per invitare a unirsi alla protesta, ci sono pagine Facebook dedicate ad ogni comitato locale e nazionale che invocano la "Democracia Real Ya" (democrazia reale ora) e c'è una mappa realizzata con la tecnologia di Ushahidi per monitorare gli eventi di protesta che invaderanno - pacificamente - le strade di molte città nella giornata di sabato 15 ottobre. Ogni gruppo può inserire l'evento di occupazione in programma nel suo paese o nella sua città e quasi tutti riportano a una pagina web di riferimento con i dettagli pratici della mobilitazione: orario degli autobus, striscioni, indirizzi email e numeri di cellulare degli organizzatori.
Ma mentre la mappa si riempie di punti rossi, a indicare la diffusione capillare di iniziative di occupazione, la sagoma del continente africano resta vuota, o quasi.
Dove sono finiti i movimenti che hanno animato le strade di Dakar, Ouagadougou, Nouakchott, Abdijan e molte altre dopo la primavera araba dello scorso febbraio?
“In Africa Subsahariana al momento sono molto impegnati con problemi interni e con le imminenti elezioni per prendere parte a questo movimento globale”. A parlare è Claire Ulrich, giornalista, editor di Global Voices France.
“Poi ci sono altre due questioni: la sicurezza personale e la scarsa diffusione di internet”.
La sicurezza personale è una questione non da poco in alcuni paesi, dove manifestare è un rischio che si prende come ultima soluzione: "in Cameroun, ad esempio, l'occupazione di piazze e strade è considerato provocatorio dalla polizia, può scatenare la violenza”.
E poi, nonostante l'entusiasmo dell'Occidente per la diffusione delle nuove tecnologie che hanno aiutato il diffondersi della primavera araba, il digital divide in Africa Subsahariana esclude ancora milioni di persone dal prendere parte alla rivoluzione del web 2.0. “La gente si collega i collega da cyber cafè, pochissimi hanno internet a casa o via telefonino, il movimento ci metterà un po' di tempo a crescere”, dice ancora Ulrich. "Per il 15 ottobre c'è interesse ma probabilmente i pallini rossi che indicano i pochi eventi africani sono stati messi da persone che attualmente vivono in Europa". A livello locale i gruppi di attivisti che hanno raccolto attorno a sé migliaia di giovani durante i mesi scorsi sono ancora attivi, ma “la loro attenzione non è concentrata sui movimenti globali”.
Africa Occidentale
In Senegal i ragazzi di Y a en marre, con una seguitissima pagina Facebook sempre aggiornata (più di 10mila i fan), si sono incontrati martedì 11 ottobre per redigere un documento contro il razionamento sistematico dell'elettricità nella capitale e per pianificare la giornata di sabato 15 ottobre, ma per ora non è stato fornito alcun dettaglio e non è sicuro che i senegalesi siano stati chiamati a scendere in piazza a Dakar. “I senegalesi sono concentrati sulle elezioni e sullo scandalo Françafrique, non vogliono più Wade che sta lì da 20 anni e cerca di nominare suo figlio come successore. In realtà il legame con la rete mondiale potrebbe nascere proprio in Senegal, perché la gioventù è più collegata e attenta a ciò che si svolge sul web nel resto del mondo."
In Cameroun aspettano i risultati delle elezioni di domenica scorsa, non c'è interesse particolare per sabato 15 ottobre. In Costa d'Avorio si approfitta di un periodo di pace dopo gli scontri tra i sostenitori di Gbagbo e Ouattara, durante i quali sono morte più di tremila persone.
In Mauritania le strade di Nuakshott vedono manifestazioni susseguirsi dal marzo scorso e alla fine di settembre la tensione ha causato episodi di violenza tra polizia e manifestanti. Si protesta per le condizioni di vita inadeguate ma soprattutto per il censimento degli elettori, dal quale, secondo disposizioni del governo, saranno esclusi i mauritani con “la pelle nera”.
L'iniziativa, che sarebbe volta a combattere l'immigrazione clandestina nel paese, ha provocato diverse manifestazioni anche a Parigi: "i mauritani della diaspora sono molto attivi su questo", afferma Ulrich. "Nei paesi dell'Africa occidentale, soprattutto in Mauritania, chi partecipa alla discussione nella blogosfera non ha la stessa prospettiva della gente del luogo.”
Africa Orientale
I paesi dell'Africa Orientale come Kenya, Uganda e Tanziania sono invece pionieri per quanto riguarda la diffusione di internet e delle connessioni su mobile. In Kenya 22 milioni persone nel Paese hanno accesso a un telefono cellulare, a fronte degli stimati 820.000 possessori di PC (Vedi: Un Facebook per i rifugiati).
Il 15 ottobre a Nairobi ad esempio è previsto l'inizio di un bar camp (una rete internazionale di non conferenze aperte i cui contenuti sono proposti dai partecipanti stessi) dalle 9 alle 18 ma senza alcuna connessione con il #globalchange proposto dalla rete di occupazione globale.
Il "pallino rosso" che si vede invece sulla mappa del 15 ottobre in corrispondenza di Dar El Salaam non ha alcun riferimento web "concreto", dal momento che punta alla pagina più generale di Democracia Real Ya spagnola.
In Madagascar aspettano le elezioni da più di due anni e c'è una grande tensione: "nelle comunità di blogger malgasce ci sono persone più coscienti di questo movimento globale", sostiene la Ulrich, "ma vivono tra l'Africa e l'estero dove ci sono grosse comunità di espatriati".
Una primavera in arrivo...nel 2012
"In alcuni casi è più facile mobilitare gli africani su cose meno politiche come l'ambiente, sulle giornate internazionali attorno all'aids e alla salute, perché comportano meno rischi. Ma le reti ci sono, i gruppi e le comunità di attivisti sono vivaci e stanno lavorando".
“Ad esempio i bar camp sono da tenere sotto osservazione”, assicura Claire, che è anche un'esperta di reti e di blogosfera come espressione della società civile. “Tutta l'Africa vota il prossimo anno, moltissimi paesi o non hanno libertà di espressione o hanno elezioni travagliate come in RdCongo il mese prossimo". Si sente qualcosa nell'aria: "il loro problema è di organizzarsi, di avere meno paura, perchè i rischi ci sono.”
Se si osa un parallelo con le rivolte in Medio Oriente e in Nord Africa, in effetti bisogna considerare che la preparazione delle manifestazioni del 2011 è iniziata nel 2009, durante i meeting di blogger arabi e i bar camp, grazie ai quali si è creata una relazione transnazionale tra le comunità di giovani cyberattivisti e la realtà "offline" dei movimenti sindacali e studenteschi (cfr la video-intervista ad Augusto Valeriani Panarabismo e web 2.0).
“Forse è solo questione di tempo”, conclude la sua riflessione Claire Ulrich. “Il movimento #Occupy è per la giustizia sociale ma anche contro le banche di credito e la politica finanziaria. L'Africa è toccata sul vivo da questi problemi, ha sofferto e soffre tante di queste cose, il FMI ha imposto loro politiche drastiche e soffrono. La loro sopravvivenza è legata all'aiuto finanziario e internazionale, temono che non ci siano pià soldi: c'è timore di mettersi ancora di più nei guai con le istituzioni di aiuto internazionale. Ma hanno tutte le ragioni per protestare».
Sulle proteste leggi La puntina di Riccardo Bonacina
Un milione di euro per il volontariato
“Il mosaico della Solidarietà”
Si è tenuta questo pomeriggio alla presenza di circa 300 organizzazioni di volontariato presso l’Ipogeo della Basilica dell’Incoronata a Capodimonte di Napoli il nuovo bando “Il Mosaico della Solidarietà” promosso dal Centro di Servizio per il Volontariato di Napoli e provincia per rafforzare l’azione delle quasi milleduecento associazioni del territorio locale. In campo circa un milione di euro per rilanciare il settore, che rappresenta un tassello fondamentale nel mosaico degli interventi di infrastrutturazione sociale. « Il volontariato partenopeo prova così a resistere – ha diochiarato in apertura Giuseppe De Stefano Presidente del CSV - alle difficoltà della crisi e dei tagli al welfare ». Ed infatti il programma di stanziamento preentato sembra tutto teso a contrastare gli effetti della crisi garantendo una equa distribuzione sia dal punto di vista temporale, con quattro scadenze multiple, e sia dal punto di vista dei settori d’intervento, ossia sociale a socio-sanitario, protezione civile e beni comuni/ambiente, tali da assicurare una sostenibilità nello sviluppo di azioni progettuali alle organizzazioni impegnate in prima linea per contrastare il disagio che attanaglia il capoluogo campano " Minando il valore aggiunto dell'agire sociale che - ha concluso De Stefano - sopratutto in tempi di crisi per migliaia di famiglie rappresenta uno dei pochi settori su cui potersi appoggiare per superare il momento di diffcioltà" Durante la presentazione, inoltre, è stato illustrato alle associazioni presenti il nuovo registro delle organizzazioni di volontariato accreditate (Roa), per favorire e semplificare l’utilizzo dei servizi di Csv Napoli gratuiti per tutte le associazioni di volontariato del territtorio iscritte e non al registro regionale, riducendo al minimo le procedure burocratiche.
Persi ogni anno 13 mln di ettari
Procede a ritmi pari a circa 13 milioni di ettari l'anno la deforestazione che sta colpendo il nostro pianeta, rendendo meno rilevante l'azione di accumulo dei gas serra. «Nel contesto di un generale cambiamento del clima le preoccupazioni per la salvaguardia del patrimonio forestale mondiale sono pressanti» spiega Enrico Brugnoli, direttore del Dta-Cnr e dell'Istituto di biologia agroambientale e forestale di Porano (Tr). «Le foreste hanno un ruolo molto importante per il ciclo del carbonio di cui ne accumulano 289 gigatonnellate per anno. La Co2, assieme al vapore acqueo e altri gas traccia, -prosegue Brugnoli- è tra i maggiori responsabili dell'effetto serra. Negli ultimi 30 anni le foreste hanno assorbito tra il 20 e il 30% delle emissioni di gas serra causate dalle attività umane, ma la massiccia deforestazione ancora in corso in molti paesi contribuisce drammaticamente ad alterare il ciclo naturale di questo elemento».
Secondo il ricercatore del Cnr, inoltre, «imprescindibile è il ruolo delle foreste per la difesa del suolo, per contrastare frane, valanghe, erosione delle coste e desertificazione». A fronte di questi scenari, Cnr e Fao scendono in campo insieme per la tutela dei grandi “polmoni” verdi del pianeta. Le due istituzioni si confrontano sul tema della desertificazione nel corso di conferenza congiunta lunedi' prossimo a Roma dal titolo “International year of forests: research needs and perspectives” per fare il punto sulla salvaguardia del patrimonio forestale.
Il workshop, che si tiene nella sede centrale del Consiglio nazionale delle ricerche ed è organizzato dal dipartimento Terra e Ambiente del Cnr (Dta-Cnr) e dalla Fao, rientra nelle iniziative di quest'anno dichiarato dall'Assemblea Generale della Fao “Anno delle Foreste”.
Il workshop è stato aperto dal presidente del Cnr, Francesco Profumo, e dall'Assistant Dg Fao, Eduardo Rojas Briales. Molti i rappresedntanti del mondo politico, dei ministeri e del mondo scientifico che si confrontano al workshop romano sul tema della deforestazione. «Fonte di bioenergia rinnovabile, le foreste possono contribuire alla fitodepurazione di acque e suoli inquinati, a ridurre l'inquinamento delle aree urbane ed a provvedere alla risoluzione di numerose altre problematiche ambientali» aggiunge ancora Brugnoli ricordando che «le foreste sono tra gli ecosistemi più vasti e complessi, e nel loro folto è conservato il tesoro della biodiversità, pari a circa l'80% delle specie vegetali e animali, e il futuro del nostro pianeta».
La superficie forestale mondiale ammonta a circa 4 miliardi di ettari e ricopre quasi il 31% delle terre emerse. Nell'area mediterranea le foreste occupano un'area di circa 73 milioni di ettari, pari all'8,5% del territorio. In Italia le foreste si estendono per 10,5 milioni di ettari ma solo il 7,3% di questi ricadono all'interno di parchi nazionali, mentre il 63,5% è di proprietà privata.
«Le foreste hanno anche un grande valore per l'economia mondiale» aggiunge Brugnoli. «Solo per la loro salvaguardia, secondo il Global Forest Resources Assessment 2010 della Fao, le foreste danno lavoro a circa 10 milioni di persone in tutto il mondo. Il valore economico mondiale dell'estrazione del legno è stimato attorno ai 100 miliardi di dollari, 18,5 miliardi di dollari è il valore degli altri prodotti. Lo sfruttamento di queste risorse naturali deve essere tuttavia responsabile e sostenibile».
Si punta sul microcredito
BNL Gruppo Bnp Paribas investe nel microcredito ed entra nel capitale sociale di PerMicro, leader in Italia nei finanziamenti a persone con minore possibilità di accesso al credito, come immigrati, famiglie in difficoltà, neo-imprenditori e micro start up.
BNL, unico socio bancario di PerMicro, amplia la propria attività ad ulteriori tipologie di clientela, ponendosi come partner nella realizzazione dei loro “progetti di vita”. Un impegno in linea con l’attenzione al mercato del microcredito da parte del Gruppo Bnp Paribas, attivo con numerose iniziative e da anni partner storico e consolidato di Adie, principale operatore del settore in Europa.
Sul fronte operativo e commerciale, la partnership consentirà a PerMicro di ampliare la propria gamma di offerta - grazie all’expertise di BNL - potendo così rispondere, in modo ancora più ampio e diffuso, alle diverse esigenze della clientela. BNL fornirà un forte supporto alle filiali di PerMicro (attualmente presente in 12 città italiane) anche con la creazione di “PerMicro Point” all’interno delle sedi della Banca. Ciò consentirà di aumentare il presidio nel mercato del microcredito sul territorio nazionale.
BNL acquisirà una quota pari al 15% di PerMicro e aderirà, inoltre, all’aumento di capitale della Società, in modo da poter avere, a conclusione dell’operazione, una partecipazione intorno al 25% - così come è stato autorizzato dalla Banca d’Italia - per un investimento complessivo di 1,5 milioni di euro.
«Siamo particolarmente orgogliosi di questa partnership», ha spiegato l’amministratore delegato di BNL, Fabio Gallia, «perché ci consente di sostenere progetti personali e idee imprenditoriali di qualità favorendo l’accesso al credito di persone con maggiori difficoltà. Con questa iniziativa, BNL conferma il proprio impegno nell’ambito del sociale, entrando concretamente in un settore nel quale il Gruppo BNP PARIBAS è già presente con una lunga e consolidata esperienza».
PerMicro ha come soci fondatori “Oltre Venture”, il primo fondo italiano di venture capital sociale, e “Fondazione Paideia Onlus”, nata per volontà delle famiglie Giubergia ed Argentero e sostenuta dal Gruppo Ersel. PerMicro è organizzata non solo in ottica solidaristica, ma in una logica di business e sostenibilità dell’investimento. E’ specializzata nell’erogazione di prestiti di piccola entità ed offre i suoi servizi ai cittadini italiani e stranieri che vogliono avviare o sviluppare un’attività imprenditoriale, oltre che alle famiglie con particolari bisogni finanziari legati a casa, salute, formazione.
«Siamo molto soddisfatti», ha sottolineato Corrado Ferretti, presidente di PerMicro, «dell'ingresso di BNL Gruppo Bnp Paribas all'interno della nostra compagine societaria. Per la Società, nata quattro anni fa, l'entrata della Banca rappresenta un'ulteriore prova del valore della nostra attività e dà nuovo slancio al lavoro quotidiano al servizio di soggetti più deboli». Mentre l’ad Andrea Limone, ha sottolineato come l’operazione «è la conferma che il microcredito può svolgere un ruolo di primaria importanza nel favorire lo sviluppo e il rilancio economico, dando a chiunque la possibilità di migliorare la propria condizione socio-economica».
Wikileaks diventa un musical
Forse Julian Assange non è profeta in patria, ma l’Australia è stato il primo paese a dedicare al giornalista un’opera artistica. Se c’è già un titolo (“Wikileaks”) come la creatura di Assange ancora non si sa dove la piece andrà in scena. Dovrebbe essere l’Open State Theatre di Melbourne ma il via libera i creatori non ce l’hanno ancora avuto.
L’idea di parlare in un’opera del giornalista originario del Queensland e delle vicende di Wikileaks è venuta circa sei mesi fa a Lyndon Terracini, direttore artistico del teatro di Melbourne, affascinato dagli spunti che la vicenda di Assange poteva dare per un lavoro di fiction. Che si è messo in contatto con il compositore Jonathan Dreyfus che ha scritto le musiche. Terracini ha conosciuto la madre di Assange 20 anni fa ma lui assicura che il contatto con l’attivista australiano sia venuto dagli sceneggiatori dell’opera. Un Assange che avrebbe approvato l’idea.
Su quello che sarà l’opera ancora poco si sa. Giovedì alcune scene sono state provate all’Opera State Theatre. Se andrà in scena non è ancora dato sapersi, certo che Julian Assange un piccolo successo l’ha ottenuto. Che si parli di lui.
Domani è il "Global Handwashing Day"
Domani è il Global Handwashing Day, anche l’Unicef si unisce centinaia di milioni di persone per celebrare domani, 15 ottobre, la 4a “Giornata mondiale per la pulizia delle mani”, Vincenzo Spadafora , presidente di Unicef Italia sottolinea come «lavarsi le mani con il sapone sia un modo efficace, semplice e poco costoso per prevenire le malattie, più di ogni singolo vaccino. Secondo l’Unicef, la diarrea uccide ogni anno 1,1 milioni di bambini, la polmonite (e le malattie legate ad essa) uccide altri 1,2 milioni. Domani sarà diffuso un messaggio semplice ma importante: le mani pulite salvano vite umane».
Molte le iniziative che verranno promosse in occasione di questa Giornata, con il coinvolgimento di insegnanti, genitori, celebrità e funzionari del governo. In Afghanistan, 1,7 milioni di bambini di 1.700 scuole si laveranno le mani; in Eritrea saranno coinvolti 326.809 bambini di 1.272 scuole; in Perù, il governo ha proclamato la “settimana per la pulizia delle mani” e saranno promossi eventi che coinvolgeranno 3,5 milioni di studenti in 20.000 scuole. In India, nel Rajasthan, verranno coinvolti otto milioni di bambini, in Pakistan oltre 1 milione. Queste e altre iniziative promettono di superare le celebrazioni nel 2010, che hanno visto il coinvolgimento di 200 milioni di persone e di 700.000 scuole in oltre 70 paesi.
«Lavarsi le mani con acqua e sapone specialmente in alcuni momenti critici - dopo aver usato i servizi igienici e prima di toccare gli alimenti - contribuisce a ridurre l'incidenza delle malattie diarroiche tra i bambini sotto i 5 anni di quasi il 50% e le infezioni respiratorie acute del 25%; eppure questo semplice comportamento non viene praticato regolarmente» ha ricordato il presidente dell’Unicef Italia Vincenzo Spadafora.
«Il sapone non scarseggia, anche nei paesi in via di sviluppo», ha affermato Therese Dooley, Senior Adviser dell'Unicef per igiene e sanità. «La stragrande maggioranza delle famiglie povere hanno il sapone in casa. Il problema è che viene utilizzato per lavare i vestiti o per il bagno, ma raramente per lavarsi le mani». Dooley ha aggiunto che l'Unicef vuole far sì che lavarsi le mani con acqua e sapone diventi una norma sociale in tutti i paesi.
I governi di tutto il mondo hanno ora adottato la Giornata Mondiale per la pulizia delle mani come festa e hanno la necessità che l'evento duri più di un giorno, per assicurare che questo comportamento venga promosso tutto l’anno. Durante il 2010, per esempio, lo scorso 15 ottobre, tutte le scuole del Bangladesh - con 18 milioni di bambini - hanno partecipato a manifestazioni di massa in cui venivano lavate le mani con il sapone. Gli eventi sono stati utilizzati come piattaforma per lanciare la campagna nazionale di igiene del governo del Bangladesh, che ha come obiettivo la necessità di cambiare il modo in cui il paese utilizza il sapone, promuovendone il suo utilizzo per lavarsi le mani. «Siamo felici che quest’anno altri paesi stiano seguendo l'esempio del Bangladesh», ha detto Dooley.
Bnl investe in PerMicro
BNL Gruppo BNP PARIBAS investe nel microcredito ed entra nel capitale sociale di PerMicro, leader in Italia nei finanziamenti a persone con minore possibilità di accesso al credito, come immigrati, famiglie in difficoltà, neo-imprenditori e micro start up.
BNL, unico socio bancario di PerMicro, amplia la propria attività ad ulteriori tipologie di clientela, ponendosi come partner nella realizzazione dei loro “progetti di vita”. Un impegno in linea con l’attenzione al mercato del microcredito da parte del Gruppo BNP PARIBAS, attivo con numerose iniziative e da anni partner storico e consolidato di Adie, principale operatore del settore in Europa.
Sul fronte operativo e commerciale, la partnership consentirà a PerMicro di ampliare la propria gamma di offerta - grazie all’expertise di BNL - potendo così rispondere, in modo ancora più ampio e diffuso, alle diverse esigenze della clientela. BNL fornirà un forte supporto alle filiali di PerMicro (attualmente presente in 12 città italiane) anche con la creazione di “PerMicro Point” all’interno delle sedi della Banca. Ciò consentirà di aumentare il presidio nel mercato del microcredito sul territorio nazionale.
BNL acquisirà una quota pari al 15% di PerMicro e aderirà, inoltre, all’aumento di capitale della Società, in modo da poter avere, a conclusione dell’operazione, una partecipazione intorno al 25% - così come è stato autorizzato dalla Banca d’Italia - per un investimento complessivo di 1,5 milioni di euro.
«Siamo particolarmente orgogliosi di questa partnership - ha dichiarato l’Amministratore Delegato di BNL, Fabio Gallia – perché ci consente di sostenere progetti personali e idee imprenditoriali di qualità favorendo l’accesso al credito di persone con maggiori difficoltà. Con questa iniziativa, BNL conferma il proprio impegno nell’ambito del sociale, entrando concretamente in un settore nel quale il Gruppo BNP PARIBAS è già presente con una lunga e consolidata esperienza».
«Siamo molto soddisfatti - hanno dichiarato Corrado Ferretti, Presidente di PerMicro, e Andrea Limone, Amministratore Delegato - dell'ingresso di BNL Gruppo BNP PARIBAS all'interno della nostra compagine societaria. Per la Società, nata quattro anni fa, l'entrata della Banca rappresenta un'ulteriore prova del valore della nostra attività e dà nuovo slancio al lavoro quotidiano al servizio di soggetti più deboli. E' la conferma che il microcredito può svolgere un ruolo di primaria importanza nel favorire lo sviluppo e il rilancio economico, dando a chiunque la possibilità di migliorare la propria condizione socio-economica».
PerMicro ha come soci fondatori “Oltre Venture”, il primo fondo italiano di venture capital sociale, e “Fondazione Paideia Onlus”, nata per volontà delle famiglie Giubergia ed Argentero e sostenuta dal Gruppo Ersel. PerMicro è organizzata non solo in ottica solidaristica, ma in una logica di business e sostenibilità dell’investimento. E’ specializzata nell’erogazione di prestiti di piccola entità ed offre i suoi servizi ai cittadini italiani e stranieri che vogliono avviare o sviluppare un’attività imprenditoriale, oltre che alle famiglie con particolari bisogni finanziari legati a casa, salute, formazione.
WWF: «No ai tagli al ministero»
Un secco no ai tagli del governo e al possibile accorpamento tra il Ministero dell’Ambiente e quello delle infrastrutture. Lo chiede il Wwf. «Gia' oggi - sottolinea l'associazione ambientalista- i tagli mettono a rischio l'incolumita' dei cittadini perche' sottraggono fondi ad interventi fondamentali per la messa in sicurezza del territorio, come ad esempio quelli per il contrasto al dissesto idrogeologico molto diffuso nel nostro Paese».
Per il Wwf Italia «c'e' chi da tempo lavora per un accorpamento del ministero dell'Ambiente con quello delle Infrastrutture e chi invece vorrebbe la sua trasformazione in un dipartimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri che orienti e verifichi le Politiche ambientali dell'intero Governo». Una prospettiva a cui si oppone Wwf Italia che mette in evidenza come già ora la situazione per il dicastero di Stefania Prestigiacomo non sia facile.
«La situazione ad oggi e' drammatica - affermano gli ambientalisti - al netto delle spese obbligatorie e degli oneri inderogabili, il Ministero per il 2012 avra' una capacita' economica di spesa di solo circa 60 milioni di euro. Il taglio previsto di 124 milioni di euro per il bilancio 2012 portera' infatti il ministero dalla dotazione complessiva degli iniziali 504 milioni di euro a quella di circa 380 milioni di euro, rispetto ai quali le spese obbligatorie e gli oneri inderogabili ammontano a circa 320 milioni (di cui 288 circa solo per pagare il personale)».
Al varo Rainbow Warrior III
Oggi in Germania nei cantieri navali Fassmer a Brema, Greenpeace vara ufficialmente la nuova Rainbow Warrior III. La nave è l'ammiraglia della flotta che da sempre permette all'associazione ambientalista di essere in prima linea per combattere e testimoniare i crimini contro il Pianeta. La nuova Rainbow è equipaggiata con le più moderne tecnologie di comunicazione, una piattaforma per gli elicotteri a poppa e due scialuppe di salvataggio. Per tenere al minimo il consumo di carburanti e farne un mezzo di trasporto verde e sostenibile, è dotata di un rivoluzionario sistema di alberatura che sorregge 1260 metri quadrati di vele.
«La nuova Rainbow è la nave perfetta per andare incontro alla "tempesta perfetta" di sfide e minacce ambientali, finanziarie e di affermazione della democrazia che il mondo si prepara ad affrontare», ha commentato nel corso della cerimonia Kumi Naidoo, direttore Esecutivo di Greenpeace International, «Così come le navi che l'hanno preceduta, ci permetterà di viaggiare e agire fin nelle aree più remote e incontaminate a rischio di distruzione. È una nave pensata per durare per i prossimi cinquant'anni ed è la nostra promessa ai nostri sostenitori che continueremo», senza fermarci, «la battaglia per un futuro più verde e più pacifico».
Dalla prima azione di Greenpeace, quando un gruppo di attivisti fece rotta verso Amchitka per fermare i test nucleari statunitensi, i guerrieri dell'arcobaleno hanno solcato i mari su vecchi pescherecci e natanti riadattati. Queste navi hanno permesso agli attivisti di mettersi tra gli arpioni delle baleniere e le balene, di impedire lo sversamento in mare di rifiuti tossici e radioattivi e il trasporto di legname illegale. Molte delle più grandi vittorie in favore dell'ambiente si devono a queste navi.
Durante il varo, la madrina della nave, Melina Laboucan-Massimo ha ricordato la profezia degli indiani Cree, dalla quale la nave prende il nome, «arriverà un tempo in cui la Terra si ammalerà. Quel giorno uomini di ogni razza e cultura formeranno una nuova tribù e lavoreranno per curarla… li chiameremo i "Guerrieri dell'Arcobaleno"».
La costruzione della nuova Rainbow Warrior è stata resa possibile dalle donazioni di più di 100 mila sostenitori che hanno potuto acquistare varie parti della nave sul sito http://anewwarrior.greenpeace.org. Proprio per questo la nuova nave comincerà il suo viaggio con un tour europeo di ringraziamento per tutti coloro che hanno contribuito a realizzarla prima di fare rotta per l'Amazzonia per le sue prime attività di campagna.
In Italia la nave arriverà il 14 e 15 Dicembre al porto di Genova, dove sarà possibile visitarla e conoscere meglio le sue caratteristiche e il suo equipaggio.
Somalia, ancora chiuso l'ospedale Sos
Sos Villaggi dei Bambini sollecita le truppe militari affinché permettano di ripristinare il servizio ospedaliero e il programma di accoglienza presso il Villaggio Sos. L’occupazione da oltre cinque giorni dell’Ospedale Sos, da parte delle truppe sta costando la vita di molte persone: più di 500 persone, che avrebbero dovuto ricevere cure giornaliere, rischiano di morire mentre i letti dell’ospedale sono vuoti.
«L’ospedale Sos è rimasto un luogo protetto per 25 anni. La situazione attuale è inutile e immorale. Il Villaggio Sos è nato per i bambini non per i soldati. Un ospedale è un posto per curare i malati, non per nascondersi» dichiara con fermezza Wilhelm Huber, Responsabile di Sos Villaggi dei Bambini per l’Africa dell’Est, che sollecita i militari affinché restituiscano l’Ospedale e il Villaggio Sos alla popolazione alla quale appartengono.
Al suo monito hanno dato eco 54 medici facenti parte dello staff ospedaliero, che si sono rivolti ai leader militari, ai ministri del Governo Federale Somalo di Transizione (Tfg) e agli ufficiali alle Nazioni Unite, affinché venga fatto quanto in loro potere per risolvere al più presto la situazione. Hanno sottolineato l’importanza di recuperare il corpo senza vita di Ali Shabye, collaboratore di Sos Villaggi dei Bambini, rimasto nel punto dell’uccisione da lunedì mattina. Lo staff medico è preoccupato anche per il destino di un bambino disabile, di cui è stata denunciata la scomparsa nel fine settimana, e che temono sia rimasto vittima degli scontri.
Ahmed Mohamed Ibrahim, Direttore di Sos Villaggi dei Bambini Somalia, ha ribadito l’assoluta necessità di ripristinare il servizio ed è stato rassicurato dal personale militare che, dopo i danni procurati domenica 9 ottobre alla farmacia pediatrica, i locali dell’ospedale non sono stati ulteriormente danneggiati.
316 sì c'è la fiducia
Con 316 sì la Camera ha approvato la fiducia al governo.
Il via libera alla fiducia per il governo arriva con due voti in più del 14 dicembre scorso quando i sì si fermarono a quota 314. Oggi i sì sono stati 316ì. I votanti sono stati 617, i no 301.
Soddisfatto ovviamente il presidente del consiglio Silvio Berlusconi che ha annunciato: «D'ora in avanti mi trasferirò come sede principale di lavoro in Parlamento, perchè le riforme varate dal governo devono essere trasformate in legge». Il premier ha anche indicato la road map del processo riformatore: «Abbiamo da attuare la riforma dell'architettura istituzionale, la legge elettorale, le riforma del fisco e quella della giustizia».
«Un voto importante che ci dà vigore e fiducia» dice da parte sua il ministro dell'Interno Roberto Maroni dopo il voto della Camera.
Il governo esce «certamente rafforzato» dal voto di fiducia. A sostenerlo è il segretario del Pdl, Angelino Alfano, lasciando l'aula di Montecitorio. L'esecutivo ha ottenuto «una fiducia piena a numeri pieni, con una maggioranza numerica e politica». Il segretario del Pdl striglia l'opposizione: «Ha tentato di far venir meno il numero legale, ma hanno sbagliato tecnica e strategia. La maggioranza – ribadisce Alfano - ne esce rafforzata» e con nuova linfa «per fare le riforme. Scelgono sempre il 14 ma dovrebbero cambiare data. Le forze dell'opposizione hanno confermato di non essere una alternativa di governo e di non avere la cultura di governo».
In particolare Alfano richiama «la scenetta desolante di ieri» contraddistinta dall'assenza dell'opposizione nell'emiciclo di Montecitorio, mentre etichetta come «scena da piccolo comune» l'entrata di oggi alla seconda chiama.
«Il dato politico importante è che la maggioranza è allo sbando e le opposizioni sono unite». Lo ha detto Rosy Bindi, al termine del voto di fiducia alla Camera.
«Una maggioranza che si regge su questi numeri, che non garantisce il numero legale, dove va?», ha aggiunto la vice presidente dell'Assemblea del Pd rivendicando le scelte di strategia parlamentare dei democratici: «Noi abbiamo provato quello che dovevamo provare».
«Al via il censimento non profit»
BERTINORO (FC) - Partirà fra aprile e maggio del 2012 il censimento sul non profit. Lo ha annuciato il presidente dell'Istat, Enrico Giovannini, presente alle Giornate di Bertinoro sull'economia civile, in corso nel comune romagnolo. La data di riferimento del censimento sarà il 31 dicembre 2011.
Parliamo di 434.817 realtà tra associazioni riconosciute e non, comitati, e fondazioni, coop sociali e altro, individuate attraverso una serie di registri regionali e nazionali, dall'anagrafe onlus agli elenchi 5 per mille, «che però – avverte Giovannini – potranno subire una riduzione del 30% circa, così come è avvenuto nel precedente rivelazione del 1999-2001 effettuato». Il presidente Istat ha inoltre voluto sottolineare come l'Italia sia l'unico paese in Europa ad aver voluto effettuare questo monitoraggio.
«Vale la pena ricordare» ha concluso Giovanni ricordando il primo monitoraggio sul non profit «qualche numero significativo di dodici anni fa: gli enti erano 221.500. dato aggiornato l'anno successivo, a 235mila unità. Un presenza soprattutto al Nord, il cui 66% faceva riferimento ad associaizoni non riconosciute. Più aggiornato il dato invece dei volontari al 1999: 4,8 milioni».
Msf lascia il campo di Dadaab
Via tutti. Medici senza Frontiere sta evacuando il suo personale straniero dal campo profughi di Dadaab, dove ieri sono state rapite due cooperanti spagnole. Javier Lopez Cienfuegos, uno delle più alte cariche dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati, aveva detto ieri che la Ong medica aveva deciso di mantenere nella struttura i servizi indispensabili. L’Onu per i suoi dipendenti invece ha dato una serie di raccomandazioni come la riduzione degli spostamenti e il mantenimento dei servizi minimi.
Mentre Medici senza Frontiere, che non usa nessuna scorta se non in Somalia sta lasciando Dadaab nuovi elementi arrivano sulla dinamica del sequestro. Secondo Deus Sala, documentarista nel campo profughi per girare un documentario ha detto che i sequestratori “ erano tre uomini somali che si facevano passare per rifugiati».
Secondo la polizia keniota le due donne sarebbero state portate in Somalia visto che «il veicolo su cui sono caricate le donne sarebbero stato visto viaggiare a grande velocità verso il confine»
Premiati i professori "10 e lode"
«Perché ciò che facciamo non sia solo passato, ma diventi storia», ama dire William Salice ai ragazzi della Dreamschool.
Un invito che può essere rivolto anche agli adulti. In particolare ai docenti che da questa sera parteciperanno a “Professori 10 & lode”, una tre giorni di incontri, in cui saranno premiai i prof. che si sono distinti per avere aiutato i loro allievi a partecipare alla Dreamschool 2011.
Un riconoscimento che vuole anche promuovere un dialogo fra i professori che arrivano da tutta Italia, fra i docenti della Dreamschool, esperti, “semplici” appassionati della mission di Coloryoulife, la fondazione ideata da William Salice e che organizza la Dreamschool.
La Dreamschool è campus estivo di 14 giorni completamente gratuito in cui gli studenti hanno l’opportunità di seguire lezioni di alto livello sugli argomenti più diversi e attuali. Supervisore dei corsi è Anna Santoni, docente di Storia Antica alla Scuola Normale di Pisa. Un corso di inglese quotidiano in forma ludica, laboratori artistici-teatrali e pratica sportiva completano l’offerta.
La scuola è aperta a chi frequenta dalla terza media sino alla quinta classe della scuola superiore.
In questo momento ci si può candidare per l’edizione 2012 in cui sono in palio 137 posti, 30 in più rispetto lo scorso anno. Candidature sino al 14 febbraio.
Per parteciparvi gli studenti devono elaborare un progetto e superare le selezioni (scarica il bando). «Vogliamo far emergere il talento da ogni ragazzo. Al campus ognuno ha l’opportunità di conoscersi, di capire quali sono i punti di forza e debolezza», spiega Salice. Dopo tre edizioni la Dreamschool ha potuto verificare che l’esperienza per alcuni ragazzi ha rappresentato un serio aiuto a scegliere il percorso di studi superiore o universitario. Molti rivelano che tornavano a casa sentendosi più adulti.
Link utili:
www.coloryourlife.it
